giovedì 17 dicembre 2015

Film: Abemus Papam di Nanni Moretti

Un racconto che inizia con la straordinaria sequenza del conclave e dell’elezione del papa e si conclude col suo breve discorso finale, in cui annuncia il “gran rifiuto”.

La lunga fila di cardinali, una moltitudine di maschi, vecchi e vecchissimi, i visi induriti dalla solitudine e da un'astratta e forse ormai inutile sapienza, sontuosamente addobbati di rosso, dopo la morte del papa, si racchiudono nel segreto del conclave, di cui nulla si sa mai. Inatteso, è eletto il cardinal Melville, e prima che lui accetti, i colleghi, sollevati per il difficile incarico che hanno appena evitato, hanno già attaccato il Te Deum, tanto per finirla lì.

Piazza San Pietro è colma di fedeli, la fumata è bianca, la finestra è già aperta. “Habemus Papam”, si annuncia. Ma il Papa non si affaccia. Si chiude nelle sue stanze fra la costernazione dei cardinali e del mondo intero. Addobbato con tutti i broccati e i ricami e gli ori necessari a consacrare la solennità pontificale, il vecchio uomo smarrito non ce la fa ad affacciarsi alla loggia delle benedizioni per presentarsi al mondo: arretra, grida tutta la sua umana disperazione, corre attraverso le antiche e mute stanze vaticane. L'immensa folla che ha atteso per giorni in piazza San Pietro la fumata bianca, ora che il nuovo papa c'è e ancora non si sa chi sia, fissa eccitata, impaziente, in alto, sventolando bandiere: ma la grande finestra da cui lui deve apparire resta uno spazio nero, reso più preoccupante dai rossi tendaggi che il vento muove nel nulla, un vuoto drammatico.

I poveri cardinali, che non possono svignarsela, chiamano in aiuto il diavolo, cioè uno psicanalista, per di più ateo, per di più separato, che deve parlare con Sua Santità, aiutarlo a svolgere il duro incarico di capo della chiesa, circondato da decine di prelati e senza poter chiedere né dell'infanzia, né della famiglia, né dei sogni. Naturalmente lo psicanalista è Nanni Moretti.

Alla psicanalista Margherita Buy che fa risalire ogni dramma adulto al "deficit di accudimento" infantile, il papa dice di essere un attore. Riuscito a sfuggire ai suoi sorveglianti, sull'autobus, in un negozio, nell'albergo, viene a contatto con la vita, con l'umanità che non sa chi lui sia, se non lo straniero con cui comportarsi, come nei Vangeli, da buon samaritano, dandogli ciò che non chiede ma di cui ha bisogno: il bicchier d'acqua, il telefonino, un sorriso. Il teatro dove il papa in fuga ascolta Checov, si riempie a poco a poco di guardie svizzere, di cardinali venuti a riprendersi il suo papa per rinchiuderlo lontano dai credenti e dalla vita.

Questo papa senza nome e senza soglio, misterioso e umano, santo e inquieto, inafferrabile e disperato, ha il corpo greve, i gesti sperduti, il viso turbato e il cuore infranto di quell'attore magnifico che è Michel Piccoli

 “Non è un film sul Vaticano” (Che non sia un film sul Vaticano è abbastanza chiaro, nonostante sia ambientato nella Cappella Sistina e nelle stanze del palazzo papale) ha detto Nanni Moretti presentando “HabemusPapam”, e ha aggiunto: “È un film sulla difficoltà di essere all’altezza delle aspettative degli altri”.

Se poi il film si segue nelle sequenze migliori e più intense, cioè in quelle in cui è presente Michel Piccoli, il contenuto di fondo appare essere la solitudine e la vecchiaia.

Anche i cardinali sono raccontati con una simpatia affettuosa, uomini semplici che giocano a carte e a pallavolo per ingannare l’attesa. Purtroppo, appunto, questa Chiesa amichevolmente raccontata dietro le quinte del Conclave sta per finire: giacché il successore di Pietro, smarrito, rifiuta. Sotto gli abiti sacri si nasconde pur sempre un uomo, con tutte le sue paure e i suoi limiti.

martedì 15 dicembre 2015

Film: I ragazzi stanno bene

The kids are all right” parla di genitori gay, viene descritta la quotidianità dei personaggi: le genitrici, due lesbiche sposate (Annette Bening e Julianne Moore), madri di due figli avuti con l’inseminazione artificiale, sono tendenzialmente comprensive, ma, com’è costume di ogni genitore cercano di imporre un proprio modello e delle proprie idee.

La coppia è concepita classicamente sul confronto di personalità molto diverse: Nic è razionale, pragmatica, realizzata (una sorta di “uomo di casa”), Jules è idealista, avventurosa, istintiva. Insomma, questo nucleo omoparentale ricalca in tutto e per tutto quello tradizionale e gli stessi problemi che paventerà si possono proporre quali passaggi delicati che ogni struttura familiare, comunque composta. Ad esempio l’usura del legame di coppia, la difficoltosa comunicazione con figli che crescono e rivendicano indipendenza, il tradimento, le ambizioni e le frustrazioni di ciascuno.

Il canone prevede un avvicinamento di Paul, il donatore, ai due figli, ma il loro rapporto risulterà sempre distante, artificioso, puramente teorico, non traducendosi mai in un legame vero. Il distacco quindi avverrà senza traumi, in nome di un valore superiore: l’unità familiare. Anche quella tra Jules e Paul è una liason puramente chimerica poiché vissuta da ciascuno a suo modo: lei come antidoto all’incomprensione e alla mancanza di attenzioni della compagna, lui come sorta di lasciapassare verso una possibile vita familiare che ora lo attira che non ha mai fatto alcuno sforzo per ottenere.

Film indipendente premiato al Sundance Festival e ai Golden Globe.