“The
kids are all right” parla di genitori gay, viene descritta la quotidianità dei
personaggi: le genitrici, due lesbiche sposate (Annette Bening e Julianne
Moore), madri di due figli avuti con l’inseminazione artificiale, sono
tendenzialmente comprensive, ma, com’è costume di ogni genitore cercano di imporre un proprio
modello e delle proprie idee.
La
coppia è concepita classicamente sul confronto di personalità molto diverse:
Nic è razionale, pragmatica, realizzata (una sorta di “uomo di casa”), Jules è
idealista, avventurosa, istintiva. Insomma, questo nucleo omoparentale ricalca
in tutto e per tutto quello tradizionale e gli stessi problemi che paventerà si possono proporre quali passaggi delicati che ogni struttura familiare, comunque composta. Ad esempio l’usura del legame di coppia, la difficoltosa
comunicazione con figli che crescono e rivendicano indipendenza, il tradimento,
le ambizioni e le frustrazioni di ciascuno.
Il canone prevede un avvicinamento di Paul, il donatore, ai due figli, ma il loro rapporto risulterà sempre distante, artificioso,
puramente teorico, non traducendosi mai in un legame vero. Il distacco quindi avverrà senza traumi, in nome di un valore superiore: l’unità
familiare. Anche quella tra Jules e Paul è una liason puramente
chimerica poiché vissuta da ciascuno a suo modo: lei come antidoto
all’incomprensione e alla mancanza di attenzioni della compagna, lui come sorta
di lasciapassare verso una possibile vita familiare che ora lo attira che non ha mai fatto alcuno
sforzo per ottenere.
Film indipendente premiato al Sundance
Festival e ai Golden Globe.