Alcune pensatrici in passato hanno affrontato il tema della violenza partendo dallo studio dell’Iliade,
Hannah Arendt invece è partita dallo studio del libro “Il Castello” di Kafka per parlare del presente e del futuro, presente inteso come anni ’40. Siamo nel 1944 e la Francia è occupata dai nazisti.
Kafka era stato, per la scrittrice, un buon profeta: aveva previsto già negli anni ’20 che una nuova forma di governo si sarebbe imposta al mondo.
Il protagonista de Il Castello" scopre di vivere in una società che non è più umana, in cui non si possono realizzare neanche i diritti umani essenziali.
Kafka aveva previsto l’uccisione della dignità umana, l’impossibilità per l’uomo di avere quello che gli spetta come un diritto, una casa, un lavoro, una famiglia, solo sotto forma di elargizione dall’alto.
Il potere rappresentato dal Castello non riconosce la capacità di agire agli uomini, ma gli impauriti abitanti del villaggio non l’hanno compreso, senza rendersene conto lo hanno accettato.
Hannah a differenza delle altre scrittrici ebbe modo di vedere non solo la ipostasi nazi-fascista ma l’intero evolversi del potere totalitario.