"Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir
Fin dalla sua prima pubblicazione, nel lontano 1949, il libro “Il secondo sesso” ha suscitato clamore, se ne è parlato nelle riviste e nelle cronache letterarie. La scrittrice francese ha colpito durante quella che era stata la politica della Francia fin dagli anni ’30, una politica diretta al sostegno della famiglia e della maternità e quindi all’esaltazione della donna come madre di famiglia, dedita alla procreazione e alla crescita dei figli che, nel tentativo di contrastare il calo demografico della popolazione, si vuole siano numerosi.
Simone de Beauvoir attacca tutto ciò parlando della libertà d’aborto, dell’inesistenza dell’istinto materno svilendo la funzione della madre. Affronta poi il discorso del sesso.
I primi capitoli sono pubblicati in anteprima su Les Temps Modernes e suscitano critico e sdegno. Il giornale Le Figaro si chiede se "le colonne di un'autorevole rivista letteraria e filosofica siano il posto adatto per l'iniziazione sessuale della donna", ed invita i giovani cattolici a reagire e a rifiutare tali idee. Anche i giornali di Sinistra la criticano: "La Nouvelle Critique", denuncia "la descrizione bassa e lasciva, di una turpitudine che dà la nausea". Il secondo sesso è definito un "manuale di egoismo erotico", un manifesto dell' "egotismo sessuale", la sua autrice è definita una "suffragetta della sessualità" e una "amazzone esistenzialista".
Ma in tanti difendono Simone De Beauvoir, in prima fila i giornalisti de Les Temps Modernes e di l’Esprit che la sostiene e la appoggiano.
La vastità della polemica era dovuta in parte alla notorietà della stessa scrittrice, tutt’altro che sconosciuta. La sua prima opera L'Invitée (1943), aveva trovato un'accoglienza calorosa da parte della critica; i suoi scritti erano sempre degni d’attenzione da parte dei critici e inoltre era conosciuta al gran pubblico perché compagna di Jean-Paul Sartre.
Le voci femminili che si levarono furono poche, e le associazioni femminili sia cattoliche che comuniste si tennero a prudente distanza dalla disputa.
Alcune intellettuali, romanziere, saggiste, giornaliste manifestano la loro adesione. Nel 1954 Simone de Beauvoir vinse il Premio Goncourt con il romanzo Les Mandarins e questo le portò il favore della stampa e l’affetto del pubblico che le assicura una lunga carriera letteraria.
La traduzione del libro non è stata sempre fedele, in america fu pubblicato con ampi tagli, in Giappone il secondo volume e la conclusione furono anteposti al primo volume e con pesanti stravolgimenti dovuti alla traduzione. In Svizzera fu accolto entusiasticamente dalle lettrici mentre nella Spagna di Franco era letto in clandestinità. In Russia era introvabile.
Negli anni '70 Simone de Beauvoir entra a far parte per la prima volta di un femminismo militante, il “Mouvement de libération des femmes” (Mlf), partecipa alle manifestazioni, testimonia al processo di Bobigny, sulle pagine di Les Temps Modernes parla di "ordinario sessismo", e mette a disposizione la sua notorietà delle cause che ritiene giuste.
Commento: fine dalla pubblicazione questo libro ha dato luogo a divergenze: i suoi sostenitori ritengono che le differenze esistenti tra i sessi vengono dall'oppressione subita dalle donne, mentre gli oppositori sostengono la tesi di una natura femminile diversa, alla quale dovrebbero ispirarsi società eccessivamente maschili.
Ancora oggi la sua opera continua ad affascinare e a dividere.