martedì 12 agosto 2014

Il biopensiero - Conferenza

IL BIOPENSIERO


Nascere, vivere, morire. Quando la medicina si fa onnipotente.

Sabato 5 dicembre 2009 alle ore 17.00 nella Sala del Giudizio del Museo della Città di Rimini il Prof. Paolo Cattorini ha tenuto una conferenza dal titolo Nascere, vivere, morire. Quando la medicina si fa onnipotente. Nell’ambito degli incontri dal titolo: Il biopensiero. Fisica e metafisica del vivere e del morire.

Il prof. Paolo Cattorini è professore ordinario di Bioetica presso la Facoltà di medicina e chirurgia di Varese dell’Università degli Studi dell’Insubria. E’ laureato in medicina e specializzato in Psicologia Clinica, ha conseguito una laurea in filosofia. La sua ricerca è rivolta ai temi della filosofia della medicina, medical humanities e bioetica.

Quale è il comportamento dell’uomo moderno davanti ai principali eventi della vita: la nascita e la morte? Ovvero il momento della generazione della vita e quello della cura dei malati terminali. L’unico modo per dare una risposta ai dilemmi che possono porsi è quello di un attento ascolto delle diverse posizioni etiche, delle diverse scuole di pensiero e delle diverse fedi. Il cattolico in modo particolare deve mediare tra due posizioni, quella più dura e impopolare del vangelo secondo i non credenti e i richiami episcopali che dicono: “non possiamo affatto escludere che i non credenti abbiamo qualcosa da insegnarci riguardo alla comprensione della vita e che dunque, per vie inattese, il Signore possa in certi momenti farci sentire la sua voce attraverso di loro”.

Se si parla di inizio vita la paura è che le regole del mercato invadano l’ambito procreativo. Regolare di sfruttamento e mercificazione che possono trasformare un evento come una nascita in un semplice acquisto su catalogo, non a casa si parla di banca del seme. Inoltre la nascita diventa una sorta di medicalizzazione tecnica la dove si affronta il problema di sterilità, sena magari valutare la cause del problema, oppure quando non ci si può preparare in modo congruo all’accoglienza del nato. Per non parlare del diritto di anonimato del donatore che impedisce al nuovo nato di conoscere le proprie origini.

Se si parla invece delle fasi finali della vita molto difficile è trovare le risorse morali necessarie per assistere chi si avvicina alla morte in condizioni di impotenza, dipendenza forzata e sofferenza. Il fatto di ritenere ingiusto vivere in queste condizioni invita a domandare l’eutanasia. Chi contrasta l’eutanasia non può solo criticare tale richiesta, deve anche proporre uno stile di vita che consenta una resistenza che non sia ottusamente accanita ma vitalisticamente non codarda. La morte è la tragica irruzione del male nella vita di un uomo che cerca di resistervi e contrastarla. Ma non bisogna confondere la responsabile resistenza da parte dell’uomo con l’accanimento tecnologico.